mar 7 2011

Spingendo la notte più in là

E' la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica".

Inizia così l'aletta di questo libro sulla, o per meglio dire sulle, storie delle famiglie (spesso dimenticate) delle vittime di quelli che allora amavano chiamarsi "combattenti" ma che altro non erano e sono degli assassini.

Un libro molto sofferto, che porta alla memoria degli anni in cui, personalmente, non ho vissuto o ero troppo piccolo per ricordare ma che, con il senno di poi, devo far riflettere sull'imbecillità di alcune persone.
L'autore, figlio del commissario Luigi Calabresi, pur rimanendo coi toni pacati, ripercorre, da quel dannato giorno la storia, di chi come lui, ha dovuto subire le dicerie, i soprusi, l'abbandono, della gente e dello Stato a cui il padre ha dedicato la vita.

Era da tanto tempo che volevo comprare questo libro ma solo a novembre 2010 ho deciso di prenderlo e, poco tempo fa, di leggerlo.  Purtroppo devo dire di aver fatto un grave errore: dovevo comprarlo e leggerlo prima!

E' un libro che va letto, con la lucidità di chi, aborrendo la violenza e l'imposizione del proprio modo di vedere le cose, si vergona di essere italiano quando il proprio Paese nasconde i fatti e/o li modifica a proprio uso e consumo.

Il libro su IBS:
Spingendo la notte più in là